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Avvalersi di influencer? Si, ma solo con il contratto giusto.

Avvalersi di influencer

Sempre più aziende, nell’era del digitale, per promuovere i propri prodotti e servizi ricorrono ad influencer, ovvero, i personaggi famosi o estremamente popolari nei social network da influenzare i comportamenti e le scelte di un determinato pubblico.

Tale figura professionale tuttavia presenta punti di contatto con quella dell’agente di commercio e può dare adito a contestazioni ENASARCO e pretese di versamenti contributivi.

Se non viene stipulato un contratto formale o se questo non è redatto con attenzione, l’influencer potrebbe essere considerato, in alcuni casi, come un “agente di commercio” dall’ENASARCO (l’ente che gestisce la previdenza sociale degli agenti di commercio). Gli influencer infatti, pur non essendo formalmente agenti di commercio, spesso svolgono attività che possono tuttavia essere assimilabili a quella di un agente, come la promozione e la vendita di prodotti o servizi. Ciò potrebbe portare a delle contestazioni sull’obbligo di versare i contributi previdenziali che, se non saldati, potrebbero essere oggetto di sanzioni o di richieste di pagamento retroattive da parte dell’ENASARCO.

Il contratto con un influencer non deve essere solo un documento che regola il compenso e la durata della collaborazione, ma anche uno strumento essenziale per evitare potenziali problematiche fiscali e previdenziali e, quindi, dovrà comprendere anche altri elementi fondamentali del rapporto.

Un corretto inquadramento del rapporto tra azienda ed influencer attraverso un buon contratto con caratteristiche precise è la chiave per una collaborazione serena, che porti benefici a entrambe le parti coinvolte.

Ogni situazione deve quindi essere valutata caso per caso per essere disciplinata con un contratto su misura.